mercoledì 3 febbraio 2010

"Ho bisogno di cure.
E se tu non me le dai, non ne faccio a meno.
Le cerco altrove."
Dentro di te è buio.
Non riesco a vedere niente.

giovedì 28 gennaio 2010

Le sarebbe piaciuto averne bisogno.
Sentire di averne la necessità
anche nei momenti in cui tutto è regolare e funziona.

mercoledì 27 gennaio 2010

Ho dormito con lui tantissime notti. Era un sonno pacifico e stanco.
L'acqua era sempre vicina al letto e mi svegliavo per berla.

Mi hai detto che dormi ancora senza cuscino
ma che adesso ti svegli presto e vai a lavorare.

lunedì 25 gennaio 2010

Qui

venerdì 22 gennaio 2010

Sono stata in cucina a fumare molte sigarette.
Adesso in camera c'è odore di buono e freddo. Ho mangiato i biscotti secchi senza latte, si sentiva che erano aperti da molto tempo e che erano vecchi, ma li ho mangiati solo per riempirmi la bocca prima delle sigarette.
Ti disturbo muovendo le coperte e sbattendo contro le tue gambe.
Dammi una scusa per non dormire perchè adesso riesco solo a pensare al rossetto sui denti di mia zia che non ha ancora imparato a guardarsi allo specchio prima di uscire di casa. Forse non sorride e non se ne accorge.
Io per anni ho continuato a dirglielo, poi un giorno ho smesso ed è rimasto solo il fastidio.
E' così che si spezzano le cose.

venerdì 8 gennaio 2010

Riempi lo stomaco d'acqua
e così ingannalo.

lunedì 28 dicembre 2009

Sette giorni in sala d'attesa sono troppi.
Avevo un codice rosso, mi hanno ignorata.
Davanti alla porta scorrevole due figli sono rimasti a guardare la madre fumare.
Io li vedevo dal vetro se voltavo la testa.
Da quando sono entrati non li ho più visti uscire.
Ho provato ad alzarmi per parlare con qualcuno perchè sentivo il dolore uscire da dentro.
Mi dicevano di codici rossi più gravi del mio e che io avevo solo paura di morire.
Sono rimasta seduta con le gambe sempre più scomposte.
Ho provato a chiamarti, ma il tuo telefono non prendeva così ho smesso e ho trovato nuovi malati con cui parlare.
Tutti codici gialli.

Quando finalmente hanno fatto il mio nome il dolore era uscito tutto e dentro non era rimasto più nulla.

domenica 27 dicembre 2009

Tutta colpa dello zucchero. Punge il dito e lo lascia sanguinare. Misura gli eccessi.
Si alza dalla sedia esce dalla stanza entra nella stanza, quell'altra.
Il Cuore si innervosisce, se fosse vuoto avrebbe il tempo di respirare ma tutto quel peso lo schiaccia e occupa spazio.
Mangia ancora torta, beve ancora vino. Ruba le mandorle da sopra il dolce.
Succhia lo zucchero dalle mandorle. Scarta le mandorle e il Cuore si irrita.
Le cose bianche non dovrebbero fare male.

sabato 26 dicembre 2009

Senza di te mi si spezzano le ossa. Crolla tutto il corpo.
Dopo tutti gli anni ad apparecchiare la tavola e a sederci difronte io senza la tua mano a fine pasto non riesco più ad alzarmi, a tornare in piedi.
Mi appoggi sul divano e mi copri le gambe poi sistemi gli avanzi in cucina. Li sistemi sempre male perchè non li copri e si seccano nel frigo.
Non ti sei mai accorto che non li mangiamo il giorno dopo. Poi torni e non parliamo perchè siamo stanchi. Ti siedi vicino e guardiamo la televisione.
Non capisco come fai a non avere mai freddo. E dire che siamo vecchi uguali.

giovedì 24 dicembre 2009

Così diceva.

Dovrò urlare qualcosa che ti rimbombi dentro la testa un treno in corsa sulle tempie e dentro il cuore.
Sopravviveremo.
Il treno manca di visione frontale ed anche io.

giovedì 10 dicembre 2009

Per me che ti amo anche da sobria è normale vedere dal finestrino della macchina i rami degli alberi tagliare la luna a spicchi.

martedì 24 novembre 2009

Secondo me adesso sei piegato su te stesso con il sedere schiacciato contro un gradino.
Il freddo non lo senti e tieni tutti e due gli occhi bassi.
Prima guardavi le facce ma non avevi bisogno di stare così vicino per riconoscerle.

La camera di fianco alla tua è sempre vuota e la pianta di basilico nell'angolo in terrazza è morta. Hai smesso di annaffiarla con il brutto tempo ma la pioggia non basta e le stagioni fanno quello che devono anche con le piante.

Tu potresti rimanere sdraiato sul letto giorni interi ascoltando sempre la stessa canzone e imparare tutti gli accordi male ma impararli.

Riprenditi un pò di vita in mano riportala dove ancora vi divertivate insieme e vi davate dei baci profondissimi come adolescenti.

domenica 22 novembre 2009

D'istruzioni.

Prendete un coltello.
Prendetelo grande, da impugnare con due mani.
Poi scavalcate la sua gamba sedetevi su di lui mentre dorme.
Se volete, prima, accarezzategli il viso piano.


(Ora prendete le misure, prendete le distanze e affondate la lama dentro la carne, trapassando i vestiti.
I colpi devono essere netti e decisi.
La lama deve entrare e poi uscire, tutta.

Se preferite non lo guardate, potreste sentirvi a disagio fissando i suoi occhi.)

giovedì 19 novembre 2009

Rimani ore con la testa piegata.
Vedo solo il collo le mani appoggiate le ginocchia che premono sul pavimento con i piedi che si muovono sul tappetino.
Quindi sento l'eco da qui fortissimo.
Tremi con le braccia scomposte potrei anche decidere di sollevarti dalle ossa.

Sistemo le tue magliette stropicciate e liscio le piaghe sui lati.
Domani le butterai di nuovo tutte sul divano.
Scegliere come appoggiarsi i vestiti addosso sacrifica le ore.

Non riesco più ad abbracciarti perchè mi fai male.

martedì 17 novembre 2009

Punto di fuga.

Le preoccupazioni si raggrinzano sulla fronte.
La loro pretesa è di farsi notare così come sono, visibili e mute.

Sposta le mani dal tavolo chiudendole tra le gambe.
Chiude il corpo nell'angolo e spezza silenzi complici ad ogni morso.

Potesse solo alzarsi e camminare in una direzione nota senza alzare lo sguardo.
Trovare un punto sicuro in un giorno in cui ogni persona è diventata inutile.

lunedì 16 novembre 2009

Giustificando lo squilibrio.

Quando cammini e non senti i piedi perchè fa freddo vienimi ancora a dire che non mi sforzo di arrivare da te.
Ogni volta mi bagno fino alle caviglie.
Piove ogni volta che mi chiedi di passare.
Ogni volta che piove tu mi chiedi di passare.
Mi copro di strati cercando di mantenere una forma.
Poi mi butto sulla strada per arrivare in orario.
Fingo di non avere altro da fare
perchè è meno importante di te che mi asciughi e chiedi scusa.
Ogni tanto penso che forse non puoi muoverti.
Se superassi la soglia di casa diventeresti acqua e ti pesterei sul pavimento.
Io ti pesterei.
Tu non puoi muoverti, ecco perchè devo farlo sempre io.

domenica 8 novembre 2009

Rumorose conclusioni.

Le grida dalla vostra cucina trapassano i muri ed il mio letto trema. Potreste urlare a bassa voce rinfacciarvi delusioni e rimpianti a bassa voce. Non è necessario condividere tutto questo rancore. Trema il cuscino sotto la testa e non posso smettere di ascoltarvi, adesso siete tornati indietro di molti anni non ci sono parole gentili nemmeno per allora. Non ci sono più parole gentili. Chiusi tra la lavastoviglie ed il tavolo coprite ogni altro rumore rigettandovi addosso tutto. Restituiscimi il tempo in cui appena sveglia ero bella restituiscimi il tempo in cui appena sveglio riuscivo a spostare le coperte ed alzarmi rapido. Mi hai annoiato la pelle e non ho voglia di cambiarmi i vestiti di cambiarti gli sguardi. Le cene senza sapore complici in un silenzio indifferente. Come possiamo adesso pensare di non urlare.

lunedì 2 novembre 2009

Migrazioni.

E gli uccelli appollaiati urlano dentro gli alberi ed è buio.
Riusciamo a vedere solo la sagoma incastrata tra le foglie.
Sentiamo il loro grido che forse è un richiamo.
Tutti vicini organizzano la migrazione mentre piove da ore piove acqua storta e lui esce e non si bagna sotto l'impermeabile anche se la pioggia è in diagonale.

Le lenzuola contro la pelle ed il suo odore che è tutto mescolato con il mio.
E non importa se sei sporco e non importa se ci svegliamo ed è buio.

mercoledì 28 ottobre 2009

Io non voglio fare questo lavoro.

Arrivano e sbagliano strada almeno tre volte.

Rotonda dove sono le indicazioni
rotonda indicazioni sbagliate
rotonda indicazioni giuste.

Trovare il palazzo grigio tra altri palazzi grigi risulta molto più complesso del previsto:
e dire che la strada adesso è tutta dritta, noiosa. E grigia.

Poliziotti documenti sbarra del parcheggio parcheggio.
Firma e foglietto perchè sei un visitatore.

Lui è perfettamente vestito, il colore della giacca quasi riprende quello dei capelli.
Lei ostinata nel suo ostentare tappeti e tende con bottoni.

L'obiettivo di questa mattina è trovare il modo migliore per non farsi assumere per un lavoro che non gli interessa e non vuole riuscendo ad imparare qualcosa di reale e sfruttabile in un prossimo futuro.
Quindi entrare chiedere in portineria notare che solitamente all'ingresso c'è una donna bella e ben vestita quando qui c'è un uomo bello e ben vestito. Apprezzare questo fatto.

Le palazzine sono tutte brutte uguali.
Ingombranti e monolitiche.
Un unico bar ed una finta piazza di paese ricavata nel cemento dove i lavoratori conversano con tramezzini di plastica in una mano e assolutamente niente nell'altra.

La scelta dell'architetto per rendere umana l'azienda è stata quella di inserire la presenza di animali.
Al centro delle strutture non c'è un parcheggio. Un parco di modeste dimensioni. Una colata di cemento per ore d'aria.
C'è un lago.
Un lago e angoli di verde con alberi imponenti che sembrano ridipinti di verde per quanto sono verdi.
Un lago, alberi verde tempera e animali.
Pavoni papere ed enormi carpe affamate di briciole di panini.
Voraci carpe affamate di briciole di panini.

Nessuno però li guarda gli animali. Parlano nella piazza con le mani piene di niente.
Voltano tutti le spalle al lago e le papere alzano il collo al cielo.

Il tentativo di rendere umano un luogo grazie alla presenza di animali
ha reso gli animali l'unica presenza umana.


Infilare tesserino da visitatore nell'apposito contenitore alza sbarra, ridere e scappare.