martedì 24 novembre 2009

Secondo me adesso sei piegato su te stesso con il sedere schiacciato contro un gradino.
Il freddo non lo senti e tieni tutti e due gli occhi bassi.
Prima guardavi le facce ma non avevi bisogno di stare così vicino per riconoscerle.

La camera di fianco alla tua è sempre vuota e la pianta di basilico nell'angolo in terrazza è morta. Hai smesso di annaffiarla con il brutto tempo ma la pioggia non basta e le stagioni fanno quello che devono anche con le piante.

Tu potresti rimanere sdraiato sul letto giorni interi ascoltando sempre la stessa canzone e imparare tutti gli accordi male ma impararli.

Riprenditi un pò di vita in mano riportala dove ancora vi divertivate insieme e vi davate dei baci profondissimi come adolescenti.

domenica 22 novembre 2009

D'istruzioni.

Prendete un coltello.
Prendetelo grande, da impugnare con due mani.
Poi scavalcate la sua gamba sedetevi su di lui mentre dorme.
Se volete, prima, accarezzategli il viso piano.


(Ora prendete le misure, prendete le distanze e affondate la lama dentro la carne, trapassando i vestiti.
I colpi devono essere netti e decisi.
La lama deve entrare e poi uscire, tutta.

Se preferite non lo guardate, potreste sentirvi a disagio fissando i suoi occhi.)

giovedì 19 novembre 2009

Rimani ore con la testa piegata.
Vedo solo il collo le mani appoggiate le ginocchia che premono sul pavimento con i piedi che si muovono sul tappetino.
Quindi sento l'eco da qui fortissimo.
Tremi con le braccia scomposte potrei anche decidere di sollevarti dalle ossa.

Sistemo le tue magliette stropicciate e liscio le piaghe sui lati.
Domani le butterai di nuovo tutte sul divano.
Scegliere come appoggiarsi i vestiti addosso sacrifica le ore.

Non riesco più ad abbracciarti perchè mi fai male.

martedì 17 novembre 2009

Punto di fuga.

Le preoccupazioni si raggrinzano sulla fronte.
La loro pretesa è di farsi notare così come sono, visibili e mute.

Sposta le mani dal tavolo chiudendole tra le gambe.
Chiude il corpo nell'angolo e spezza silenzi complici ad ogni morso.

Potesse solo alzarsi e camminare in una direzione nota senza alzare lo sguardo.
Trovare un punto sicuro in un giorno in cui ogni persona è diventata inutile.

lunedì 16 novembre 2009

Giustificando lo squilibrio.

Quando cammini e non senti i piedi perchè fa freddo vienimi ancora a dire che non mi sforzo di arrivare da te.
Ogni volta mi bagno fino alle caviglie.
Piove ogni volta che mi chiedi di passare.
Ogni volta che piove tu mi chiedi di passare.
Mi copro di strati cercando di mantenere una forma.
Poi mi butto sulla strada per arrivare in orario.
Fingo di non avere altro da fare
perchè è meno importante di te che mi asciughi e chiedi scusa.
Ogni tanto penso che forse non puoi muoverti.
Se superassi la soglia di casa diventeresti acqua e ti pesterei sul pavimento.
Io ti pesterei.
Tu non puoi muoverti, ecco perchè devo farlo sempre io.

domenica 8 novembre 2009

Rumorose conclusioni.

Le grida dalla vostra cucina trapassano i muri ed il mio letto trema. Potreste urlare a bassa voce rinfacciarvi delusioni e rimpianti a bassa voce. Non è necessario condividere tutto questo rancore. Trema il cuscino sotto la testa e non posso smettere di ascoltarvi, adesso siete tornati indietro di molti anni non ci sono parole gentili nemmeno per allora. Non ci sono più parole gentili. Chiusi tra la lavastoviglie ed il tavolo coprite ogni altro rumore rigettandovi addosso tutto. Restituiscimi il tempo in cui appena sveglia ero bella restituiscimi il tempo in cui appena sveglio riuscivo a spostare le coperte ed alzarmi rapido. Mi hai annoiato la pelle e non ho voglia di cambiarmi i vestiti di cambiarti gli sguardi. Le cene senza sapore complici in un silenzio indifferente. Come possiamo adesso pensare di non urlare.

lunedì 2 novembre 2009

Migrazioni.

E gli uccelli appollaiati urlano dentro gli alberi ed è buio.
Riusciamo a vedere solo la sagoma incastrata tra le foglie.
Sentiamo il loro grido che forse è un richiamo.
Tutti vicini organizzano la migrazione mentre piove da ore piove acqua storta e lui esce e non si bagna sotto l'impermeabile anche se la pioggia è in diagonale.

Le lenzuola contro la pelle ed il suo odore che è tutto mescolato con il mio.
E non importa se sei sporco e non importa se ci svegliamo ed è buio.

mercoledì 28 ottobre 2009

Io non voglio fare questo lavoro.

Arrivano e sbagliano strada almeno tre volte.

Rotonda dove sono le indicazioni
rotonda indicazioni sbagliate
rotonda indicazioni giuste.

Trovare il palazzo grigio tra altri palazzi grigi risulta molto più complesso del previsto:
e dire che la strada adesso è tutta dritta, noiosa. E grigia.

Poliziotti documenti sbarra del parcheggio parcheggio.
Firma e foglietto perchè sei un visitatore.

Lui è perfettamente vestito, il colore della giacca quasi riprende quello dei capelli.
Lei ostinata nel suo ostentare tappeti e tende con bottoni.

L'obiettivo di questa mattina è trovare il modo migliore per non farsi assumere per un lavoro che non gli interessa e non vuole riuscendo ad imparare qualcosa di reale e sfruttabile in un prossimo futuro.
Quindi entrare chiedere in portineria notare che solitamente all'ingresso c'è una donna bella e ben vestita quando qui c'è un uomo bello e ben vestito. Apprezzare questo fatto.

Le palazzine sono tutte brutte uguali.
Ingombranti e monolitiche.
Un unico bar ed una finta piazza di paese ricavata nel cemento dove i lavoratori conversano con tramezzini di plastica in una mano e assolutamente niente nell'altra.

La scelta dell'architetto per rendere umana l'azienda è stata quella di inserire la presenza di animali.
Al centro delle strutture non c'è un parcheggio. Un parco di modeste dimensioni. Una colata di cemento per ore d'aria.
C'è un lago.
Un lago e angoli di verde con alberi imponenti che sembrano ridipinti di verde per quanto sono verdi.
Un lago, alberi verde tempera e animali.
Pavoni papere ed enormi carpe affamate di briciole di panini.
Voraci carpe affamate di briciole di panini.

Nessuno però li guarda gli animali. Parlano nella piazza con le mani piene di niente.
Voltano tutti le spalle al lago e le papere alzano il collo al cielo.

Il tentativo di rendere umano un luogo grazie alla presenza di animali
ha reso gli animali l'unica presenza umana.


Infilare tesserino da visitatore nell'apposito contenitore alza sbarra, ridere e scappare.
La vita toglie parti fondamentali del corpo
tutte quelle che servono per continuare a respirare senza tubi aiuti labbra altrui.
Il suo dolore è arrivato solo oggi e camminare serve anche a non lasciarsi guardare negli occhi ma i tuoi sono sensibili e bagnati.

Non lo puoi comandare, il dolore.
Indirizzarlo ridurlo piegarlo.
Non puoi farlo.

E adesso lei è stretta dentro le braccia di sua madre e nulla può toccarla.

sabato 17 ottobre 2009

Spezzati.

Quindi dice che anche il caffè era amaro. Anche le passeggiate e tutte le cose che avete comprato insieme lei non le guarda nemmeno più. Ieri avete provato a fare qualcosa di diverso dici. Li ho visti anche io i suoi occhi curiosi e lontani da noi intorno al tavolo. Credo sia già andata via anche se la mattina ti dice buongiorno e ti sveglia. Ma è sempre già vestita.

Quindi adesso dovrei cercare di abbracciarti in modo tale da farti piangere.
Solo per sfogarti senza dirlo a nessuno senza fare necessariamente rumore.
Puoi nasconderti dentro il maglione, è largo.
Quando cammini fai un rumore strano che mi distrae ogni volta. Forse la forma dei tuoi passi tocca punti strani dell'asfalto.
Lo picchia.
Io cerco di distrarmi guardando bancarelle vuote mentre i venditori riempiono furgoni pieni di oggetti delicati.
Vorrei lasciarti li da solo a calpestare le pietre.
Dovessi rimanerti vicino le solleverei una ad una per tirartele tutte sulla faccia e contro la pancia.

mercoledì 14 ottobre 2009

Ed i treni notturni che portano verso girandole emotive.

lunedì 12 ottobre 2009

Le notti insonni dei peccatori abbracciati a corpi estranei.
Anime disperse per le strade.

Ed è come se la mia vita non mi bastasse
e ne volessi mille altre
succhiandovele via senza ritegno.

Passi leggerissimi.

Adesso devi spiegarmi come fai a parlare direttamente con le mie parti più sensibili e poi rimanere in silenzio mentre perdo interi momenti ad avere voglia di vederti. Il degrado che al momento si trascina attaccato a certe parti del corpo non è necessariamente negativo. Questione di prospettive, obiettivi e residui.

Sembra che tu ti sia preso, ancora non ho capito bene come, uno spazio.
Questo mi preoccupa non poco.

sabato 10 ottobre 2009

Non ho l'età.

L'immaturità di certi problemi stordisce gli occhi.
Come si rimane fermi nelle cose annegandoci dentro.
Questa è colla dove avvolgi il tuo corpo ancora più stretto
bloccando i pori togliendo l'aria.
Queste tue pene autoinflitte mi preoccupano e deprimono sinceramente.

venerdì 9 ottobre 2009

La ragazza del bagno.

Con la tua discreta ironia rimani seduto da un lato a guardarmi. Non parli poi molto ed il tuo odore è buono anche dopo una giornata di file e disastri. Incontrarsi in luoghi intimi dietro le tende e non vedersi più se non di sfuggita cercando altri posti che ho perso per strada convinta di sapermi già orientare qui, perchè la città è piccola. Ma le vie mi sembrano tutte belle uguali. Adesso mi chiedo come mai ero cosi attenta a sistemarmi i vestiti mentre avrei dovuto prestare attenzione alla loro conversazione. Ma ero così stanca e poi sentivo il tuo odore seduta per terra.
Le colpe ricadono involontariamente su di te.

giovedì 8 ottobre 2009

Lo scandalo del tuo tradimento mi riporta alle origini.
Le possibilità precluse diventano il desiderio di un folle.

lunedì 5 ottobre 2009

Lei disse a lui.

Per favore, non pensarmi.
Oppure fallo in silenzio,
senza coinvolgermi.

domenica 4 ottobre 2009

Ho sognato di incontrarti, ed eri vestito elegante. Ti baciavo sulla guancia ed era sudata.
Il realismo di certe immagini proiettate talvolta mi spaventa e questa mattina ero convinta di averti parlato ieri. Mi raccontavi che ti serviva un abito mentre allentavi la cravatta come fanno nei film in bianco e nero dopo i matrimoni. Abbiamo parlato mi ricordo il tono della tua voce ed il colore della pelle. Le scene nei sogni cambiano all'improvviso e quindi mangiavi allo stesso tavolo mischiato di miei e tuoi amici mentre io ti rubavo una sigaretta che era morbida.
Ci rubavamo anche i baci per la strada come se fosse una tenera abitudine.

sabato 3 ottobre 2009

Sorrisi sprecati.

Ed io che mi sono fatta male.
Ed io che non mi farò più male.

Dolore auto inflitto attraverso interpretazioni autobiografiche.
Fraintendere tutto e ridimensionarti.
Rilegarti ad una immagine impressa in mille stampe tutte uguali.
Scusa per tutte le frequentazioni passeggere e per le illusioni momentanee.
Scusa se ho pensato che non fossi furbo.
Scusa se ho pensato che fossi rimasto come quando esistevano le mille lire.

Non riesco ad odiare perchè
mi hai ricordato che perfino io ho un cuore
o uno spazio nel corpo abbastanza grande per poterne contenere uno.