domenica 13 febbraio 2011

Una bottiglia già finita e una ancora chiusa che ci aspetta. Dammi un bacio sulla guancia prima di andare a prendere i bicchieri di là che li avevamo messi da lavare. Muovi le mani sul mio collo contro i capelli e mi fai tutti i nodi che non riuscirò a togliere più, me li sentirò sulla nuca tra dei mesi quando chissà dove sei e cosa fai.

martedì 8 febbraio 2011

Sono morto per mano tua di pomeriggio.
Ho iniziato a dissanguarmi alle cinque ma ho smesso di respirare molte ore dopo, di notte, mentre tu mi scrollavi il corpo con un piede per controllare.

sabato 29 gennaio 2011

Ha quella faccia che si vede che è buono. Con il naso bello che sta tutto pieno al centro. Poi si imbarazza per davvero e si ritira nella giacca dentro la sciarpa. Scappa un sorriso lì sotto, nascosto molto bene.

mercoledì 19 gennaio 2011

E' stato un gesto ad avermi fregato. Tutte le cose piccole che messe insieme fanno proprio te. Non un'altra. Solo te. Io ci provo a dirmi che hai dei pezzi che non vanno bene, tutto il discorso sugli incastri. Pero' mi hai fregato e adesso io non ci riesco a vedere quello sì e quello no. Prendo tutto il tuo blocco intero e sei una cosa pesante da tenere in braccio. Ma se poi ti metto con i piedi per terra io lo so che sorridi e te ne vai. Mi guarderesti con le mani ancora appoggiate sulle mie spalle e piano le toglieresti mentre già ti sposti verso non so cosa da tutt'altra parte.

venerdì 14 gennaio 2011

Qualunque cosa sarà gliela leggerai sulla faccia. Te la ricordi la sua faccia o è diventata un'idea deformata da tutti i giorni in cui non vi siete visti. Forse è anche cambiata dall'ultima volta, tu che ne sai. Adesso i capelli li porta diversi. E poi anche la tua di faccia, chissà cos'è adesso. Faranno fatica a sorridersi o sarà naturale. Lui si è sempre dimenticato di dirti quanto fosse felice. Era felice in un modo che lo spingeva a fare cose incredibili. Come cucinare e dopo pulire tutto.

mercoledì 12 gennaio 2011

Alcune coppie fanno spesso il gioco dell'ultimo sorso. Bevilo tu. No tu.
Lei a quel punto fa un sorso più piccolo, lo divide in due e trova questa bella soluzione.

mercoledì 5 gennaio 2011

Come si dice quando ti tagliano la gola e non muori. Se la tagliano male e tu d'istinto premi con la mano e senti il caldo che cola esce la forza e ti afflosci per terra ma non muori. Si dice che ti salvano la vita che sono arrivati appena in tempo, ma tutto quel sangue chi te lo restituisce, quello che era tuo e sempre stato lì dentro al corpo.
Dalle sacche ne arriva di nuovo che sembra uguale e potrai tornare a camminare. Tutto quel sangue tuo invece non te lo restituisce nessuno. Lo ha portato via lui quando ha premuto contro la gola e aperto la pelle in due col coltello sperando di togliertelo tutto.

Lasciami il tuo numero

Ci sono quelli che li dicono uno alla volta. Quelli che ne fanno grappoli di tre con delle pause in mezzo e quelli che li trasformano in numeri decimali.
Che se è tutto un numero di telefono, è formato da singoli numeri non da grappoli. E' un unico grande numero perché dici "il mio numero di telefono è". E allora se proprio vuoi lo dici tutto intero e attaccato, un'enorme cifra con i milioni, che non lo capirà mai nessuno ma almeno ha un senso.
Se mi dici trecentodue e stiamo parlando, mica capisco se è tutto attaccato o no, se è trecento e due o trecentodue e ancora centouno trentasette, io faccio fatica e mi da anche fastidio. Dovresti essere il campione delle pause per dare forse la certezza a qualcuno di aver compreso tutta la batteria di numeri. E comunque qualcosa ti chiederà di ripeterlo lo stesso, anche se sei il campione delle pause. Che ti costa dire tre zero due uno zero uno tre sette. E' più semplice e solo gli stupidi o i molto distratti si sbaglieranno.
Potrai obiettare che tanto l'altro lo rileggerà in ogni caso, per essere certo di averlo segnato giusto. La differenza è che in uno dei due casi non lo farai sentire un cretino che non sa scrivere una semplice sequenza di numeri e tutti saranno più felici.

mercoledì 29 dicembre 2010

E' che lei ci avrebbe messo un pezzo di futuro piccolo, fino a fine mese.
Tu le hai detto no ma quale futuro, io domani parto e non so quando torno. Dai non mi agitare che se penso che sei qui per me poi devo dirti che prima o poi arrivo. Invece io non lo so se arrivo. La fine del mese è vicina, basta che fai finta sia già domani. Per noi inizieranno le cose nuove, più avanti ce le racconteremo e sarà divertente ricordare che non ci siamo mai salutati per bene.

domenica 5 dicembre 2010

I figli del mio tabaccaio guardano i cartoni in inglese. C'è una televisione di fianco alla porta di ingresso, in alto davanti al bancone. Senza sottotitoli e mentre fanno altre cose, ridono nei momenti giusti. Io per capire bene tutto devo rimanere concentrata, colpa di quelle vocine strane. Loro sono due fratelli di otto e sei anni e dopo scuola rimangono lì con i genitori. Non danno molta confidenza.
Il bar è aperto fino a tardi tutti i giorni, hanno fatto vacanza per la prima volta questo agosto dopo anni in cui mai. Lei è tornata bellissima, riposata e incinta.
Da ottobre hanno preso un aiuto per i pomeriggi, così lei gioca con i figli sul banco frigo e parla con i clienti ma solo quando le va, perché di solito ti dice ciao e basta.
Li sgrida spesso i figli ma spiegando le cose e i rumori sbagliati e tutto quello spazio che tolgono agli altri, perché ci sono un sacco di vecchi che vengono lì a bere e hanno bisogno di appoggi e di mettere il cappello da qualche parte.
Quando è arrivato un certo numero di vecchi lui da dietro il bancone cambia canale e prepara pizzette e tramezzini. Una volta ne ho assaggiato uno e non era tanto buono, loro pero' ne mangiano un sacco e iniziano a parlarsi. Lei veste i bambini che hanno voglia di correre e li porta fuori, tanto la strada è vuota.

giovedì 18 novembre 2010

Mio padre prende delle medicine da qualche giorno. Un quarto di pillola bianca dopo i pasti. Riesce a fare un quarto perfetto senza sgretolare la pasticca o perderne dei piccoli pezzi. Non mi è chiaro come ci riesca, anche se l'ho guardato bene mentre ci spingeva sopra con la lama. Sono solo antibiotici e solo per una settimana, ma non lo avevo mai visto con una scatolina di medicine da prendere. Quello fa i gradini due a due con i sacchi della spesa e io non avevo ancora mai pensato al periodo delle pillole. Mia nonna per dire, ne prende di quattro o cinque tipi diversi nell'arco di una sola giornata e anche il nonno lo faceva come molta altra gente, perfino le mie amiche giovani che soffrono di ansia o anemia. E' una cosa utile e a un certo punto della vita servono proprio. Quindi lui è fortunato che non ne spreca nemmeno una briciola sezionando così bene le quantità giuste da prendere.

martedì 16 novembre 2010

Il mio soldatino mi sono svegliata questa mattina e non c'era più. Prima di dormire lo avevo visto alla finestra che guardava verso fuori con quelle spalle forti tutte dritte. E' andato via così, al buio senza abbraccio. Prima o poi doveva pur partire, è un soldatino con la divisa e la borraccia, fa un lavoro che se mi va di chiamarlo non posso. Quando l'ho visto la prima volta erano tutti vestiti uguali lì appoggiati a riposarsi, ma ho raccolto lui tra gli altri che sembrava diverso con la liquirizia in bocca e le ginocchia un po' piegate. Chissà se verrà da me quando sarà di nuovo qui, se lo vedrò ritornare.

sabato 13 novembre 2010

Volevo pensarti come a uno normale. Invece non ci sono riuscita e ti penso come a uno che ha i super poteri e sgretola i muri con un dito e mi solleva con un dito che peso niente. Fai le cose più veloce degli altri e poi sei bello con gli occhiali, dimmi se questi non sono indizi. Per essere quella giusta devo intuirlo da sola che tu vieni da un altro pianeta o che ti ha punto un ragno geneticamente modificato o che ti han fatto gli esperimenti sul corpo. Tu mi allontani e mi dici non possiamo e allora io faccio quello sguardo che all'improvviso capisco e metto insieme i pezzi e penso ecco adesso tutto mi è chiaro mentre ti allontani dandomi le spalle ma riesci a guardarmi lo stesso perché hai anche il super potere di vedere da più lati contemporaneamente. E questo è il momento in cui iniziamo a condividere un segreto che tu lo sai che io ti capisco e io lo so che tu sei mio.

martedì 2 novembre 2010

Uomini e donne scelgono una casa e dei mobili. Dormono in un letto singolo grande il doppio e dopo alcuni anni smettono di abbracciarsi la mattina. Si tradiscono o si dissociano. La stessa casa con le stesse stanze è di tutti e due. Poi quella poltrona diventa la sua e gli orari del bagno e la cena che non si concorda più e in vacanza si va lì che ci si è trovati così bene. La domenica si fanno i giri ma solo se non piove che se piove è difficile.

sabato 2 ottobre 2010

Le hai comprato cose buone da mangiare in quel bar in fondo alla strada.
Le piacciono le cose salate -quelle piccole- che non sono proprio tartine che le tartine hanno le salse e lì rischi poi di sbagliare. Sono quei panini che con due dita li prendi su dal piatto e puoi anche mangiarli interi. Di solito ci mettono dentro il prosciutto.
Ne hai preso un sacchettino che poi li metti in un piatto e glieli fai trovare in cucina insieme a te quando si sveglia, che ormai tu anche di domenica non riesci a fare tardi nel letto.
Le hai sempre avute le attenzioni che non ti costano sforzo. Però ecco, ricordarti dei panini quello non ti era ancora capitato. Hai sempre preso le stesse due o tre cose, quelle che alla fine se uno le trova gli fa piacere farci colazione. Invece adesso sei lì addirittura preoccupato di aver fatto le cose perbene, che forse era meglio prendere anche delle pizzette.

martedì 28 settembre 2010

Tu non potevi saperlo che mentre era in terrazza a fumare stava decidendo di andarsene via e non tornare. Non lo sapevi che quella canzone per lei è triste, è chiudere con i posti dove la ascolta.
Ti dava le spalle e pensava che era grave sentirsi così anche in quel momento che ormai era primavera.

venerdì 24 settembre 2010

I tuoi genitori ti chiamano e ti dicono che hanno deciso di vendere la casa in cui sei cresciuto per andare a vivere a un primo piano che sai stiamo diventando vecchi e le scale facciamo fatica a farle e tua madre l'ascensore non lo prende che soffre di claustrofobia.
Non dovrebbe fregartene niente, se non che dovrai aiutarli moltissimo a traslocare, ma un po' ci rimani male che alla fine hai passato mezza vita in quella casa, con loro e con le varie ragazze quelle che valeva la pena presentare e le altre che venivano solo quando loro erano in vacanza.

domenica 19 settembre 2010

Imparare a suonare il violino è una tortura.
All'inizio non c'è nessuna melodia, solo rumore.

lunedì 13 settembre 2010

Adesso le piace quello lì che ha la faccia tutta storta.
Si sono visti una sera decisa all'ultimo, mentre tornava a casa dal centro.
E' andata a casa sua senza pensare se sciogliere i capelli oppure no.
A parlare ci sono stati più o meno cinque ore se questo puo' contare, poi un bacio che era il primo dopo quelli dati solo a un altro per tre anni.
Il tutto è risultato abbastanza bislacco e si era dimenticata quanto un corpo puo' essere leggero. Ha aspettato le prime luci per alzarsi tutta vestita e andare via dicendo dalla porta solo ciao.

lunedì 6 settembre 2010

Che gli occhi sono lo specchio dell'anima un par de palle che i tuoi sembrano pieni di cose e di torte a tre strati mentre l'anima tua un campo nomadi dove vivono persone tristi e disperate senza lavoro.